Nuova fase nella vita

Con l’ottenzione del mio diploma come ipnoterapeuta inizio una nuova fase della mia vita. Siccome questo passaggio provoca in me intense riflessioni, partendo dai motivi che mi hanno condotta a preferire di lanciarmi in quella via piuttosto che altro, ho aperto questo blog, in modo da poter condividere le mie idee e impressioni con chi avrà interesse a leggere.

A misura che andrò avanti con la pratica dell’ipnoterapia, le mie riflessioni saranno maggiormente orientate verso la descrizione di elementi osservati in quel ambito, sempre, evidentemente, nel assoluto rispetto della privacy di queste persone che nel scegliermi come accompagnatrice di fiducia mi faranno onore (anche se nel caso dell’ipnoterapia le cure sono in genere a breve termine). Per il momento mi trovo quindi in una fase iniziale di interrogativi e valutazioni abbastanza generali, intorno al tema dell’ipnosi usata a scopi terapeutici.
Come mai ho scelto questa attività piuttosto che starmene nella via puramente accademica, come facevo prima? Ci vedo almeno due ragioni. La prima è che nella fase della vita in cui ora mi trovo, provo il bisogno di fare delle cose che possano essere considerate utili da una schiera abbastanza larga di gente. E non è proprio a quel punto che si arriva tramite un percorso universitario, essendo che i testi o conferenze raggiungono e toccano soltanto una cerchia di specialisti, spesso gente senza problemi, appartenente alla classe benestante (forse questo sarebbe il problema!).

La seconda ragione è che, come universitaria, sono stata messa in condizioni scoraggianti, dopo avere ricevuto critiche ricorrenti a proposito della qualità troppo letteraria dei miei testi. Mi si spingeva quindi a scrivere in modo più “scarno”, meno suggestivo, meno equivoco. Bisognava che mi disciplinassi all’uso di una forma di linguaggio standardizzato. La mia specializzazione essendo l’antropologia, era pressuposto che io entrassi in una sagoma rigida, se volevo procedere in quella via. Invece, il mio modo discorsivo spontaneo cercava di portare avanti un’approccio basato sull’originalità del modo espressivo stesso, col quale descrivere interazioni, istituzioni culturali, imaginari sociali ed individuali. Addirittura sono come “scivolata” nella poesia, quasi involontariamente, ma fino al punto di sviluppare una vera identità di poetessa, portata da questo forte bisogno di voler comunicare tramite suggestioni piuttosto che usando schemi dimostrativi. Prima di aver imparato ad usare la suggestione per operare al servizio dell’ipnoterapia, ho ordinato ed approfondito le mie intuizioni nel lavoro della scrittura poetica, anche se questa attività non si mescolava poi affatto con quella dell’antropologa, il cui lavoro era di stare al modo razionale per spiegare a quali realtà ci si dovesse o potesse precisamente riferire, usando il termine “simbolico”.

Questa divisioni delle “carriere” non era però molto comoda. E poi non ho trovato interlocutori di grado di capire che quello a cui aspiravo, in fondo, era di sviluppare una antropologia del profondo che possa lasciar trasparire alcune esitazioni nell’attribuire del valore, lasciando al lettore la piena possibilità di stabilire il proprio senso alle cose. Così ho lasciato emergere una dimensione letteraria in testi atipici, capaci di suggerire molto e al contempo dimostrare poco. Testi facilmente irrisi da chi pretende oggi rappresentare l’unica forma di antropologia seria. Perciò, dopo avere per lungo tempo affrontato difficolta nell’essere accolta ed accettata con le mie specificità nel mondo universitario, ho trovato sollievo, in un momento di eccezionale lucidezza, avendo l’intuizione a partire della quale ho potuto immaginarmi come impegnata in un percorso alternativo.
Come quello che maggiormente m’interessa attualmente è di arrivare a buone prestazioni nella pratica dell’ipnosi terapeutica, posso comunque, a mio agio, continuare ad arricchire la mia conoscenza dell’antropologia, in modo più amatoriale e senza avere da soffrire del fatto di essere schedata come “dissidente”. Non riesco a stare allo standard accademico attuale, però i vari testi che hanno fatto storia nella disciplina, me ne sono impossessata, e questi ora funzionano quali rissorse positive in me. Così divento una praticante dell’ipnosi terapeutica, avendo nel cassetto la mia vasta conoscenza dell’antropologia accademica, che posso mettere a servizio di un’attività utile.
L’idea di essere utile agli altri, implicata in dinamiche che possano generare una migliore qualita di vita, mi ha resa seguace del metodo ericksoniano di praticare l’ipnosi. E’ per passione del contatto umano profondo, ma anche molto per passione per il linguaggio stesso, nei suoi più svariati sviluppi, dalla mera osservazione apparentemente oggettiva alla deviazione metaforica più audace, dalla formulazione verbale di una legge generale a quella di una particolare intuizione emergente, dal racconto epico a quello di un sogno evanescente. La capacità consolidata del mio spirito allenato al linguaggio verbale, arricchita dall’apprendimento recente delle tecniche ipnotiche che portano a comunicare usando buone suggestioni, permette di assumere maggior flessibilità nei rapporti umani. In questo contesto è pure utile l’apertura mentale, dal momento che rende possibile l’uso di modelli diversi per favorire l’interpretazione di una situazione, così da rendere prevalenti gli aspetti soggettivi.

Oltre gli scambi verbali c’è evidentemente il linguaggio corporeo. Come si fa a decifrarlo e con quali strumenti? A questo punto devo dire che le attività teatrali ed i corsi di pantomime, frequentati per lungo tempo, in un’epoca di gioventù (18-23 anni) quando questi insegnamenti si sono potuti radicare in profondità, forniscono oggi schemi basici d’interpretazione. Può portare dei frutti il lavoro compiuto per aumentare l’acutezza percettiva del pathos, la precisione nel definire ed esprimere le emozioni, per sé, ma anche nell’osservazione dei comportamenti altrui. L’attitudine rilassata, tramite la quale l’incontro tra due individui potrà lasciare spazio sia ad effetti di sorpresa sia a dimensioni creative aleatorie, sarà più facilmente trovata nella misura in cui saranno operanti (e coscientemente riconosciuti da chi è alla guida) alcuni codici per l’elaborazione sicura di significati. In questo ambito, chi si trova in situazione di guidare la seduta terapeutica può disporre di un lessico per distinguere, ad esempio, la lentezza dall’eccitazione, l’innocenza semi-incosciente dall’appello premeditato o insistente. Può anche distinguere uno slancio autentico ed espresivo della persona, di un qualsiasi atto del corpo reso strumento di lavoro o di una qualsiasi figura imposta come ruolo sociale, con il conseguente spegnersi della risonanza affettiva profonda.

D’altra parte ho avuto io stessa, vent’anni fa, il beneficio di un “monitoraggio” terapeutico durato più di un anno, da parte di una praticante che usava con abiltà le tecniche ipnotiche. Nel corso di quelle sedute, ho avuto modo di acquistare una specie di metodo interiore, utile per meglio dominare certe paure o angoscie, ma anche semplicemente per meglio conoscere me stessa, meglio esprimermi, meglio proiettarmi nell’avvenire.

Répondre

Entrez vos coordonnées ci-dessous ou cliquez sur une icône pour vous connecter:

Logo WordPress.com

Vous commentez à l'aide de votre compte WordPress.com. Déconnexion /  Changer )

Photo Google

Vous commentez à l'aide de votre compte Google. Déconnexion /  Changer )

Image Twitter

Vous commentez à l'aide de votre compte Twitter. Déconnexion /  Changer )

Photo Facebook

Vous commentez à l'aide de votre compte Facebook. Déconnexion /  Changer )

Connexion à %s